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Esistono accorgimenti per avere una cucina realmente sanificata e sicura?

Parola d’ordine: sanificare! Mai come in questi ultimi mesi abbiamo impiegato questo termine nella routine quotidiana. Dalle mani alle superfici, dai prodotti acquistati a qualsiasi cosa entrasse in contatto con mani diverse dalle nostre. Il coronavirus ha cambiato le nostre abitudini anche sotto questo punto di vista, rendendoci più accorti e soprattutto più puliti per certi versi.

La fase 1 che ci ha costretto in casa ci ha portato ad avere parecchio tempo libero e molti di noi lo hanno dedicato alla pulizia e all’igienizzazione profonda dei nostri spazi per eliminare anche ogni potenziale traccia del patogeno.

La zona della casa alla quale indubbiamente abbiamo rivolto maggiormente l’attenzione è stata senza ombra di dubbio la cucina, di per sé anche la stanza considerata più vissuta nel quotidiano, tenendo conto anche che molti hanno deciso di cimentarsi nella preparazione di cibi mai realizzati in precedenza.

Con il termine sanificazione si intende una lavorazione costituita da due fasi: detersione prima e disinfezione poi. Nel corso della prima dovranno essere rimossi residui grossolani presenti, unto e macchie, con la seconda invece si andranno ad eliminare potenziali patogeni presenti, quali virus e batteri.

Come sanificare la cucina casalinga

Per sanificare in maniera ottimale la cucina si potrebbe operare secondo il seguente schema:

  • Rimuovere e asportare residui di alimenti, liquidi e macchie ben visibili
  • Risciacquare con acqua calda in maniera tale da rimuovere con più facilità le tracce più ostinate, ma attenzione, mai superare i 60°C altrimenti si rischia di rendere le stesse più adese alle superfici
  • Applicare eventuali detergenti tensioattivi per rimuovere definitivamente le tracce di alimenti
  • Risciacquare con abbondante acqua
  • Per disinfettare invece sarà necessario lasciare a contatto le superfici con soluzioni composte da acqua e candeggina, oppure con cloro al 10% per alcuni minuti. Nel caso di spugne e spazzole si suggerisce l’immersione per una decina di minuti
  • Risciacquare poi con estrema accuratezza
  • Asciugare in ultimo con carta usa e getta o un panno pulito.

Questo procedimento è pressoché attuabile su qualsiasi superfice della cucina, sebbene vi siano anche detergenti specifici da utilizzare in fase di detersione per forni, piani cottura, lavandini e frigorifero.

Ricordiamoci bene che sanificare periodicamente le superfici in cucina dovrebbe essere una pratica parte della nostra routine, non un’abitudine connessa solo a questo periodo di emergenza da COVID-19.

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FMSI e CONI hanno dato alcuni suggerimenti per la ripresa dell’attività motoria post-emergenza

Finalmente la fase 1 legata all’emergenza COVID-19 è stata superata, un periodo lungo durante il quale oltre alla vita sociale, al lavoro e alla scuola, abbiamo dovuto rinunciare alle consuete attività motorie alle quali eravamo abituati.

Un lungo periodo che ci ha tenuti lontani da passeggiate, jogging, bicicletta, palestra, piscina e qualsiasi altro sport individuale e di gruppo.

Da qualche settimana fortunatamente la situazione sembra essere migliorata, le restrizioni sono state allentate e finalmente abbiamo potuto ricominciare a praticare le attività che più ci piacciono, seppur con alcune limitazioni. Indubbiamente il nostro corpo trarrà beneficio dalla ripresa, il metabolismo riprenderà a funzionare normalmente, ma non è detto che le prestazioni siano le medesime di qualche mese fa visto il lungo stop al quale siamo stati costretti.

La Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) e la federazione medica del CONI hanno fornito alcune indicazioni per aiutare sportivi agonistici e amatoriali per riprendere la propria attività sportiva in sicurezza e soprattutto senza andare a danneggiare il proprio corpo.

I suggerimenti di FMSI e CONI

Le due federazioni hanno redatto un documento con alcune raccomandazioni per la ripresa dell’attività motoria post COVID-19. L’inattività alla quale infatti siamo stati costretti ha indubbiamente comportato una perdita parziale o totale degli adattamenti fisiologici all’esercizio fisico, dettata anche dalla maggior sedentarietà connessa appunto al periodo di interruzione totale di ogni attività considerata non necessaria.

Per la ripresa pertanto i suggerimenti forniti includono:

  • Lo svolgimento di sessioni di esercizio fisico in termini di frequenza, volume e modalità che rispettino una ripresa graduale variabile in funzione delle condizioni fisiche della singola persona, senza strafare o pensare di ripartire subito con i ritmi precedenti il lock down
  • Spingere sin dall’inizio il proprio corpo al limite potrebbe risultare controproducente, esporre a un rischio di affaticamento precoce e conseguenti infortuni connessi anche all’alterazione della funzione muscolare degli scorsi mesi
  • Valutare anche i tempi di recupero perché siano graduali così come l’intensità dell’attività motoria
  • L’intensità del lavoro deve tener conto delle singole condizioni fisiche della persona, andando a calibrarla in maniera tale da mantenere una frequenza cardiaca al 60-70% della massima frequenza cardiaca teorica
  • Associare attività aerobiche di moderata intensità in combinazione con esercizi pensati per il rafforzamento muscolare e la flessibilità
  • Studiare programmi di allenamento in funzione della modalità con cui gli stessi verranno eseguiti, ovvero se indoor o outdoor
  • Il carico totale dovrebbe aumentare progressivamente ogni 4/6 settimane, tenendo sempre conto della condizione fisica
  • Dopo un periodo di 4/6 settimane si potrebbero introdurre alcuni blocchi di attività più intensa un paio di volte a settimana
  • Restano inoltre valide tutte le norme imposte dal Ministero della Sanità in merito al distanziamento da altre persone durante lo svolgimento dell’attività fisica, evitare di toccarsi naso, occhi e bocca con le mani non lavate, tossire o starnutire nell’incavo del gomito e indossare la mascherina appena terminata l’attività motoria.

Ovviamente queste sono linee guida generiche, ognuno dovrà poi calibrare la propria attività in funzione del proprio stato di salute fisica e mentale, senza strafare e prendendosi i propri tempi per tornare a stare bene.

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La plastica è uno dei nemici della nostra era: scopriamo quando può essere nociva in cucina

Sempre più spesso si sente parlare di plastic-free in molteplici settori, da quello del packaging all’alimentazione, infatti uno dei grandi obiettivi è quello che vede la riduzione drastica nell’impiego di questo materiale, tanto inquinante quanto nocivo.

La plastica infatti rappresenta il rifiuto con incidenza maggiore, quello presente in enormi quantità anche nei nostri mari e oceani, dannoso e pericoloso per tutte le specie viventi. Nel nostro piccolo quotidianamente possiamo mettere in atto pratiche volte proprio a eliminare o quanto meno ridurre drasticamente l’impiego di questo materiale, assicurando un beneficio al nostro pianeta, ma anche alla nostra salute.

Esistono differenti tipologie di plastiche e non tutte sono adatte non solo al contatto con gli alimenti, ma per esempio ad essere riscaldate, congelate o pulite in lavastoviglie. Limitarne il consumo pertanto potrebbe andare a vantaggio della salute e dell’ambiente.

Sostituire la plastica in cucina: ecco alcuni accorgimenti

Se per qualcuno potrebbe sembrare difficile, in realtà negli ultimi anni le soluzioni a favore del plastic-free sono aumentate in maniera esponenziale.

Partiamo dalle borse della spesa, potrebbe essere vantaggioso dire addio a quelle usa e getta optando per esempio shopper in cotone e riutilizzabili. Piatti, posate e bicchieri in plastica? Anche questi potranno essere tranquillamente sostituiti con quelli in bambù, in foglia di banano, fibre naturali o cartone, se si desidera una soluzione usa e getta, altrimenti i classici in ceramica per un riutilizzo quotidiano.

Quando invece si tratta di contenitori il vetro potrebbe risultare un ottimo alleato, ma esistono anche ottime soluzioni in alluminio. Anche per le bottiglie si potrebbe impiegare il vetro e, quando si è in giro, sono ottime le borracce in alluminio, disponibili in molteplici dimensioni ma soprattutto perfette per mantenere la temperatura dei liquidi sia con quelli caldi che per quelli freddi.

Anche i biberon dei bambini potrebbero essere sostituiti con modelli in vetro, molto più igienici ma anche delicati, oppure anche qui esistono proposte in alluminio molto simili alle borracce.

In cucina inoltre vengono spesso utilizzate le pellicole trasparenti in PVC. Ebbene, anche qui esistono soluzioni realizzate con appositi tessuti riutilizzabili centinaia di volte e idonei al contatto con alimenti.

Preferite prodotti con packaging plastic-free

Anche tra le file del supermercato sarebbe vantaggioso andare a prediligere il consumo di alimenti inseriti all’interno di contenitori plastic-free e che vedono l’impiego di materiali alternativi per il loro packaging.

Di recente la tendenza a limitare l’impiego delle plastiche sta infatti prendendo il sopravvento e molte aziende alimentari stanno cercando di sostituirlo quanto possibile con materiali ecosostenibili. Anche per quanto concerne surgelati e confezionati vi è un nuovo orientamento e alcuni brand hanno lanciato confezioni realizzate con una particolare tipologia di cartone riciclabile e sostenibile per l’ambiente.

Anche per quanto riguarda i detersivi esistono ottime alternative come per esempio la scelta di quelli alla spina presenti in alcuni centri, oppure la vendita di capsule biodegradabili da inserire in contenitori con acqua per avere soluzioni igienizzanti e indicate per molteplici tipologie di superficie.

Come potete vedere esistono tante soluzioni per limitare l’impiego della plastica nella vita quotidiana e, agendo tutti nel proprio piccolo, si potrà contribuire a una drastica riduzione nell’utilizzo di questo materiale.

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Molti se lo sono domandato, ma esistono rischi concreti di contagio tramite i prodotti acquistati al supermercato?

L’emergenza COVID-19, il coronavirus che ha segnato una pandemia mondiale in questo 2020, pare non essere ancora terminata in via definitiva. La nostra vita si sta invece adeguando alla convivenza con questo patogeno tenendo presenti tutta una serie di accortezze per prevenire la diffusione di nuovi focolai di questa malattia.

Tornare alla vita di prima, quella che era parte della nostra quotidianità fino allo scorso febbraio, non è ancora possibile. Bisogna prestare attenzione, ma soprattutto individuare quelli che possono essere i reali rischi a cui possiamo essere esposti. Pensando alla vita di tutti i giorni, fare la spesa potrebbe spaventare, ma soprattutto far sorgere spontanea la domanda “ma la spesa può trasmettere il virus?”. Indubbiamente è stato evidenziato come lo stesso possa sopravvivere anche diverse ore sulle diverse superfici e, in funzione di ciò, è utile adoperarsi per evitare di entrarvi a contatto ove presente.

Ricordiamoci inoltre che un minimo di tutela dovrebbe comunque essere dato dall’impiego obbligatorio di mascherine e guanti all’interno dei punti vendita, sia da parte dei clienti che degli operatori, oltre al mantenimento della distanza di sicurezza di almeno 1 metro.

Come trattare i prodotti acquistati al supermercato?

Ma passiamo ai nostri acquisti, che si tratti di beni alimentari e non, elenchiamo qui di seguito alcune accortezze che potrebbero essere messe in atto per evitare che il virus entri all’interno delle nostre case.

  • Se possibile sarebbe meglio togliere dall’involucro i vari prodotti alimentari e non, andando a gettare via il packaging. Per esempio se si acquista del tonno in scatola rimuovere il cartone protettivo, idem quello degli yogurt oppure per articoli non alimentari, la confezione della carta igienica, andando poi a stoccare i rotoli singolarmente
  • Nel caso in cui non sia possibile togliere dal packaging i prodotti, oppure se vengono tolti ma li stessi risultavano ugualmente parzialmente esposti (come ad esempio vasetti di tonno e yogurt precedentemente scartati), bisognerebbe passare la superficie con disinfettanti a base di cloro, alcol etilico al 75% o ipoclorito di sodio (base della famosa Amuchina)
  • Per quanto riguarda gli ortaggi anche questi dovrebbero essere puliti con cura, soprattutto se consumati crudi, impiegando per esempio una soluzione di acqua e disinfettante alimentare (Amuchina o bicarbonato) lavandoli più volte (le donne che in gravidanza erano negative alla toxoplasmosi ne sanno qualcosa di questa pratica)
  • Si consiglia di pulire sempre molto bene l’area dove vengono depositate le borse della spesa, che si tratti dell’ingresso di casa, del pavimento o del tavolo, andando a igienizzare dopo aver terminano di sistemare gli acquisti. Se le borse utilizzate sono quelle di stoffa o comunque impiegabili più volte, si suggerisce di igienizzarle dopo ogni spesa
  • Infine non dimenticate mai, dopo aver maneggiato questi articoli che arrivano dall’esterno, di lavare accuratamente anche le mani.

Teniamo presente che, anche se il periodo peggiore sembra passato, non siamo ancora usciti dall’emergenza COVID-19, pertanto fino al momento in cui verrà dichiarata la fine della pandemia, bisognerà mettere in atto tutte le pratiche volte a tutelare la salute nostra, di chi ci sta accanto e della collettività in generale.

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Nella vita di tutti i giorni, chi soffre di intolleranze alimentari riesce a gestire la propria dieta anche in base a ritmi e abitudini ben schematizzati. Ma in questo periodo di quarantena legata all’emergenza del coronavirus, questi ritmi e queste abitudini sono totalmente ribaltati e anche la gestione della propria dieta può risentirne, soprattutto se si convive con persone che non soffrono di queste patologie. Per questo motivo, vi proponiamo cinque consigli per affrontare la quarantena se si soffre di intolleranze alimentare.

 

Chiedere il parere di un professionista

lo stile di vita cambia, con ripercussioni soprattutto sull’attività fisica svolta. Rivolgersi al proprio nutrizionista è dunque il primo step per riuscire a rimodulare la propria dieta in modo appropriato e mantenere un regime alimentare sano sulla base delle nuove abitudini.

 

Mantenere una dieta equilibrata

In casa si sa, le tentazioni sono dappertutto. Per evitare disturbi però è necessario continuare a rispettare la propria dieta ed evitare gli ingredienti non tollerati, chi soffre di intolleranze deve trovare la giusta alternativa in cucina.

 

Impostare un piano alimentare

per evitare sgarri, può essere molto utile preparare uno schema ben preciso delle preparazioni, con un menù definito per tutti i pasti. Questo stratagemma metodico vi aiuterà anche a stilare con esattezza la lista della spesa, in modo da non dimenticare nessun ingrediente importante durante gli acquisti.

 

Consumare frutta e verdura fresche

Nel limite degli alimenti consentiti, come in ogni dieta equilibrata, anche in quarantena è importante consumare frutta e verdura. L’effetto saziante della fibra, infatti, aiuta a mantenere sotto controllo il peso corporeo e sono favorite l’attività del sistema immunitario e la messa in atto di difese efficienti contro gli agenti patogeni.

 

Sperimentare in cucina

Con più tempo a disposizione, la quarantena può essere il periodo ideale per sperimentare in cucina, dedicandosi alla preparazione di nuove ricette e provando a utilizzare nuovi ingredienti meno conosciuti.

 

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La Pasqua è ormai prossima, quale dolci preparare per rendere speciale questa ricorrenza?

Arriva la Pasqua e con essa anche una serie di dolci prelibatezze da gustare dopo un pranzo ricco ed elaborato.

Spesso gli affetti da intolleranze alimentari non sanno cosa preparare in questa occasione, ecco che quindi in questo articolo abbiamo scelto di raccogliere alcune ricette dolci perfette per questo periodo dell’anno e soprattutto pensate per non rinunciare a nulla anche se soggetti ad alcune limitazioni.

Sperimentare è sicuramente la parola d’ordine se si desidera continuare a mangiare con gusto seppur con alcune restrizioni. Prova dopo prova si riusciranno a raggiungere i risultati sperati, ma soprattutto mangiare bene senza reali rinunce.

I dolci di Pasqua senza glutine, lattosio e nichel

La colomba è la grande protagonista dei dolci di Pasqua e non poteva certamente mancare questa versione priva di glutine e lattosio. Questa ricetta inoltre è anche a basso contenuto di nichel pertanto adatta anche a chi deve seguire un’alimentazione con un ridotto apporto di questo metallo.

Quando si parla di tradizioni non ci sono però soltanto quelle del nostro paese, bensì anche quelle di altri stati. Dalla Gran Bretagna per esempio possiamo “rubare” la ricetta degli hot cross nuns, ovvero paninetti con uvette e profumati alle spezie. La nostra versione è priva di glutine e lattosio, ma non ha davvero nulla da invidiare a quella tradizionale.

Altro dolce abbastanza conosciuto nel nostro paese è lo zuccotto, facilmente realizzabile in molteplici varianti e farciture. In questo caso abbiamo optato per il connubio di fragole e pistacchio realizzando le basi rigorosamente gluten free e la farcitura priva di lattosio. Altro dolce primaverile ma non necessariamente strettamente connesso alla tradizione pasquale è la torta charlotte con crema al mascarpone priva di lattosio e glutine.

Chiunque invece ami la semplicità e i sapori rustici, potrebbe realizzare questa ciambella con semi di papavero, perfetta anche da portare con se durante il tradizionale pic nic di Pasquetta.

In ultimo due ricette che vedono la colomba come protagonista e che potrebbero sfruttate sia se si desidera presentare questo dolce in maniera originale, ma anche per riciclare quella avanzata. Ecco quindi il tortino di colomba con mousse al fondente, canditi all’arancio e crema di nocciole o, in alternativa, le ciambelle di colomba con spuma di mascarpone.

Voi tra tutti i dolci sopra citati quale avete preferito?

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Le intolleranze alimentari sono molteplici, ma esistono campanelli d’allarme che possano presupporre la presenza di questa problematica? Scopriamolo!

Sempre più spesso si sentono persone affette da intolleranze alimentari, da quelle più conosciute a quelle di più recente scoperta, ma purtroppo ancora in tanti non riescono a distinguerle con facilità, pensando di trovarsi dinnanzi a problemi di altra natura e apparentemente non riconducibili direttamente a cibi assunti.

Per prima cosa diamo una definizione di intolleranza alimentare. Questa non è altro che una reazione avversa dell’organismo in presenza di determinati cibi assunti. A differenza delle allergie però non vi è l’attivazione del sistema immunitario e conseguentemente dei suoi anticorpi, risulta meno pericolosa e si manifesta con gradualità in funzione anche della quantità di alimento ingerito. L’intolleranza può essere paragonata a una sorta di intossicazione dell’organismo dettata da un consumo ritenuto eccessivo dal corpo di un dato alimento. L’accumulo di quest’ultimo porterà poi alla manifestazione di reazioni avverse.

Tra le intolleranze più conosciute non possiamo non citare quella al glutine, al lattosio, alle uova, ma ve ne sono altre anche meno note, come quella alle uova, ai lieviti, al sale, alla caffeina e al nichel. Oltre a questi però vi potrebbe essere una manifestazione connessa alla presenza di sostanze ad attività farmacologica e additivi alimentari.

È bene inoltre precisare che, nei soggetti in cui si presentino intolleranze, esista una predisposizione, oppure ne venga agevolata la comparsa nel caso di malattie preesistenti, stress, dieta poco equilibrata e alterazioni della flora batterica dell’intestino.

Quali sono i sintomi delle intolleranze alimentari?

La difficoltà nell’individuazione delle intolleranze alimentari risiede proprio nella rosa sintomatica, estremamente ampia e variegata, che può andare a colpire non soltanto l’intestino e lo stomaco, facendo quindi facilmente supporre a una reazione avversa a qualcosa ingerito, ma anche altri aspetti apparentemente non connessi all’alimentazione.

I principali sintomi che potrebbero essere provocati da un’intolleranza alimentare includono:

  • Gonfiore addominale
  • Flatulenza
  • Afte
  • Stipsi
  • Diarrea
  • Nausea
  • Dolori di stomaco
  • Digestione difficoltosa
  • Ritenzione idrica
  • Iperacidità
  • Gastrite
  • Sindrome del colon irritabile
  • Colite
  • Improvvisi cambiamenti di peso
  • Infezioni ricorrenti alle vie respiratorie
  • Dermatiti
  • Orticaria
  • Acne
  • Capogiri
  • Mal di testa
  • Stanchezza cronica
  • Lievi forme di depressione e ansia.

Come diagnosticare un’intolleranza alimentare?

Quali sono i test per individuare la presenza di intolleranze alimentari? Rispondere a questa domanda è sicuramente l’aspetto più difficile quando si parla di intolleranze alimentari. Se per alcune come quella al lattosio, esistono esami specifici, ovvero il Breath Test. Per altre l’iter diagnostico è ben più complesso.

Nel caso di problemi con il glutine dovuti alla celiachia la diagnosi presenta esami specifici, ma se il problema fosse legato solo a un’elevata sensibilità, individuarlo potrebbe risultare più difficoltoso. Stesso discorso vale praticamente quasi per ogni altra intolleranza per cui non sono stati ancora messi a punto test univoci e specifici, seppur in commercio ne esistano alcuni che si basano essenzialmente su tamponi orali.

Indispensabile pertanto per andare a individuare con esattezza l’intolleranza alimentare da cui si è affetti, appoggiarsi a medici e cliniche specializzate che sapranno fornire tutte le indicazioni necessarie, valutare lo stato clinico del singolo paziente, la sintomatologia e, di conseguenza, appurare la presenza di una o più intolleranze, andando anche a suggerire la dieta e la terapia corretta per trattarle.

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Spesso alcuni lo affermano, ma non vi è alcuna prova scientifica in favore di questa tesi

Molte persone hanno la convinzione che mangiare alimenti privi di glutine aiuti a perdere peso. Non si sa bene da dove nasca questa credenza, forse la presenza di quel “senza” davanti fa pensare a qualcosa di più leggero soltanto perché privo di un componente che in altri cibi si trova, ma così non è.

Purtroppo questa credenza ha trovato così ampia diffusione perché sostenuta anche da celebrità di fama internazionale, come Gwyneth Paltrow, Lady Gaga e Victoria Beckham. Certo è che queste figure non sono né medici né scienziati, pertanto bisognerebbe limitare la loro credibilità al loro solo ambito artistico e non certo quello salutistico.

Consumare alimenti senza glutine non equivale a orientarsi verso una scelta light, perché del resto non è questa proteina la nemica di chi desidera perdere peso e tornare in forma. Il glutine conferisce friabilità ed elasticità ai prodotti per natura, senza che gli stessi necessitino di ulteriori aggiunte di grassi saturi idrogenati e zuccheri, come invece spesso capita agli alimenti destinati alla dieta dei celiaci per renderli più appetibili. In sostanza i prodotti pronti gluten free sono solitamente più grassi e sostanziosi e, se scelti senza prestare attenzione reale alle etichette, si rischia di incappare nella situazione opposta, ovvero mettere peso.

Esistono inoltre una serie di studi che provano come una dieta gluten free non faccia assolutamente dimagrire ma, ove la stessa risulti equilibrata, nemmeno ingrassare.

Dieta senza glutine: quali accortezze seguire per trovare il proprio peso forma

Per prima cosa è bene specificare che chiunque desideri rimettersi in forma dovrebbe appoggiarsi a dietologi e nutrizionisti per in modo tale da seguire un profilo alimentare calibrato e studiato attorno alle singole esigenze, problematiche e patologie.

Se però il desiderio è solo quello di restare in forma mantenendo il proprio peso senza ingrassare e appesantirsi, ma nemmeno senza perderne, è bene seguire alcune semplici pratiche. Spesso molti soggetti appena intraprendono una dieta priva di glutine a seguito della diagnosi di celiachia si trovano a ingrassare. Le ragioni possono essere molteplici, dal desiderio di assaggiare nuovi cibi talvolta eccedendo in quelli industriali e troppo grassi, ma ancor più per un semplice stato di ritrovato benessere, dove i villi intestinali stanno riprendendo la propria funzionalità andando ad assimilare i principi nutritivi, cosa che in precedenza non accadeva visti i danni causati dal glutine.

Nel caso in cui si desideri seguire la propria dieta priva di questa proteina senza però correre il rischio di prendere troppo peso, è bene prestare attenzione ad alcuni aspetti:

  • Se vi dilettate in cucina meglio evitare l’impiego di mix pronti di farine, bensì utilizzarle in purezza e miscelarle autonomamente, in quanto spesso le miscele vedono l’aggiunta di addensanti e zuccheri
  • Meglio ovviamente optare per dolci fatti in casa rispetto alle classiche merendine industriali
  • Non eccedere con pasta e riso, come per ogni regime alimentare sarebbe meglio consumare a pranzo i primi piatti evitandoli a cena
  • Iniziare la giornata con una ricca colazione ridurrà il senso di fame durante la mattinata e quindi il ricorso a snack e stuzzichini
  • I legumi sono ottimi sia in sostituzione delle proteine animali che dei carboidrati, pertanto mai dimenticarseli all’interno della propria dieta
  • Frutta e verdura sono sempre un ottimo alleato!
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Spesso difficili da individuare colpiscono un numero sempre maggiore di persone, ma scopriamo quali sono i test per scoprirle

Sono sempre di più le persone affette da problematiche legate all’assunzione di determinati alimenti, ma non risulta semplice individuare con certezza le intolleranze alimentari da cui si è affetti.

Partiamo sicuramente dalla più conosciuta ovvero la celiachia, vera e propria malattia autoimmune che porta a una permanente intolleranza al glutine. Gli esami diagnostici per risalire alla stessa sono piuttosto semplici e danno risultati certi. Si parte dalle analisi del sangue per individuare la presenza degli anticorpi anti-transglutaminasi (tTG), gli anticorpi anti-gliadina (AGA) e gli anticorpi anti-endomisio (EMA), nonché la presenza della predisposizione genetica data dall’individuazione dei geni HLA DQ2 e DQ8. Ove positivi si dovrà poi procedere alla biopsia della mucosa duodenale in corso di duodenoscopia. Per i pazienti in età pediatrica non vi è più l’obbligo di eseguire quest’ultimo esame nel caso in cui i valori ematici siano dieci volte oltre il limite consentito e vi siano sintomi e segni clinici direttamente riconducibili al morbo celiaco.

Anche quando si parla di intolleranza al lattosio la stessa è facilmente diagnosticabile attraverso il Breath Test del quale abbiamo già ampiamente parlato in precedenza.

Come individuare tutte le altre intolleranze alimentari?

Se per la diagnosi di celiachia e di intolleranza al lattosio l’iter diagnostico è pressoché univoco e semplice, per molte altre problematiche alimentari potrebbe risultare ben più complesso.

Purtroppo a oggi per individuare sensibilità al glutine, al nichel, alle uova, ai lieviti e molte altre ancora, non esistono test univoci, bensì si possono trovare una serie di esami differenti impiegati in funzione delle diverse strutture di riferimento. Esistono infatti sempre più cliniche specializzate nel trattamento delle intolleranze alimentari e nella loro individuazione che hanno messo a punto appositi sistemi per scoprire l’esistenza o meno di suddette problematiche.

Al contrario invece, nel caso in cui ci si trovi dinnanzi a vere e proprie allergie, qui si potrà far riferimento ai test cutanei (prick test) oppure a esami specifici di laboratorio (rast test e CAP-system) affiancati da medici allergologi specializzati.

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Soprattutto nei celiaci spesso risulta carente, ma quali sono le ragioni per cui dovrebbe venir periodicamente monitorata

A cosa serve la vitamina D? Perché è importante e non si dovrebbe sottovalutare l’eventuale carenza della stessa?

Trattasi di una vitamina liposolubile, ovvero che si scioglie in presenza di grassi e veicolata nel sangue dalle sostanze lipidiche, considerata al pari degli ormoni in quanto può essere prodotta direttamente dall’organismo ove esposto costantemente alla luce del sole. Lo scopo principale di questa vitamina è il controllo della quantità di calcio assorbita dall’intestino, regola inoltre i valori dello stesso e del fosforo nel sangue e nelle ossa.

Questa è estremamente importante per la conservazione dell’integrità ossea, favorisce l’assorbimento di vitamina A, sembrerebbe essere un efficiente antitumorale, necessaria infine per l’integrità dei denti e per prevenire il rachitismo. Molto spesso viene trascurata, sebbene risulti fondamentale per prevenire anche l’osteoporosi.

Un deficit di questa vitamina potrebbe essere caratterizzato da sintomi differenti, quali:

  • Stanchezza e debolezza
  • Dolori alle ossa e alle articolazioni
  • Depressione
  • Problemi intestinali
  • Eccessiva sudorazione
  • Sovrappeso.

Dove si trova la vitamina D?

Gli alimenti che contengono un quantitativo maggiore di vitamina D sono:

  • Merluzzo
  • Pesci grassi
  • Latte e derivati
  • Uova
  • Fegato
  • Verdure verdi.

È bene però evidenziare anche l’estrema importanza del sole nel processo di produzione della vitamina D da parte dell’organismo, infatti l’esposizione ai raggi solari implementa parecchio e facilita la sintesi della stessa. Questo fattore si evidenzia in particolare nel periodo invernale quando in generale il quantitativo presente nel corpo si riduce rispetto alla bella stagione. Gli abitanti dei paesi nordici spesso hanno elevate carenze di questa vitamina, tenendo conto del fatto che durante la stagione invernale è perennemente buio, pertanto l’organismo non può avvalersi dell’influenza della luce solare per la sintesi della stessa.

Esistono malattie autoimmuni come la celiachia che può causare un deficit di questa vitamina, ma molto spesso ancora viene presa poco in considerazione da alcuni medici che si limitano alla verifica periodica dell’osteoporosi.

Tenendo monitorato il livello di questa vitamina infatti si potrebbero prevenire disturbi connessi alla carenza della stessa e, ove insufficiente, provvedere al trattamento con appositi integratori.

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