si sente parlare di celiachia

Sempre più spesso si sente parlare di celiachia, ma cos’è?

Sempre più spesso si sente parlare di celiachia, ma cos’è? Questa malattia in Italia contava solo 3.000 diagnosticati nel 1986 mentre nel 2015 si è toccato il tetto dei 173.000 e si stima che ce ne siano altri 400.000 affetti ma non diagnosticati. Ma andiamo a conoscere più da vicino questa problematica, cosa comporta e come affrontarla.

La celiachia è una malattia autoimmune che provoca un’infiammazione cronica dell’intestino tenue, con conseguente appiattimento dei villi intestinali, scatenata dall’assunzione protratta nel tempo di alimenti contenenti glutine.

Il glutine, proteina contenuta in alcuni cereali, come ad esempio frumento, kamut, farro, orzo e segale, provoca una reazione a livello immunitario del nostro corpo, il quale a livello intestinale produce anticorpi che oltre ad attaccare il glutine, distruggono la mucosa intestinale. Questo processo provoca quindi l’appiattimento dei villi intestinale e la conseguente difficoltà da parte dell’organismo nell’assimilare le sostanze nutritive.

La celiachia presenta una componente genetica, ovvero il nostro corpo ha una predisposizione a questa malattia sin dalla nascita, ma non è certo che in presenza della stessa si manifesti. Inoltre non necessariamente la celiachia si presenta sin dalla nascita, ma può manifestarsi anche in età adulta, scatenata per lo più da altre situazioni alle quali il nostro corpo è stato sottoposto. Le più frequenti cause che “risvegliano” la celiachia in età adulta sono forti traumi o shock, gravidanze e virus intestinali molto forti, i quali potrebbero provocare una manifestazione della malattia nei soggetti che già geneticamente sono portatori. Questi fattori al momento però sono ancora in fase di studio ed in costante aggiornamento.

I sintomi legati alla celiachia sono molteplici, motivo per cui spesso non si arriva immediatamente alla diagnosi. I celiaci inoltre si dividono in sintomatici, ovvero che manifestano reazioni strettamente legate all’assunzione di glutine, ed asintomatici, ovvero che hanno problematiche non direttamente riconducibili a problematiche legate all’ingestione di un dato alimento contenente glutine. I sintomi più comuni legati ai celiaci sintomatici possono essere diarrea, dimagrimento improvviso, nausea, dolore e gonfiore addominale, mal di stomaco, crampi e vomito. Se si parla invece di celiaci asintomatici le problematiche possono essere evidenziate con emicranie frequenti, eritemi ed eczemi, sonnolenza, formicolii e dolori agli arti, difficoltà di concentrazione e sbalzi d’umore, anemia, iperattività, disturbi della crescita, amenorrea, sterilità, aborti frequenti ed apparentemente ingiustificati.

Questa sintomatologia andrà poi a sparire a seguito di una dieta ferrea gluten-free che deve essere rispettata per tutta la vita.

Infine pare che esista un’associazione della celiachia con altre malattie autoimmuni, quali ad esempio diabete di tipo 1, tiroide di Hashimoto e dermatite erpetiforme, problematica anche questa ancora in fase di continui studi ed approfondimenti scientifici.

Quali sono gli esami per capire se si è affetti da celiachia?

La diagnosi di celiachia come primo step prevede il prelievo ematico per valutare i valori di transglutaminasi ed anticorpi specifici, oltre alla predisposizione genetica, ovvero la presenza di almeno uno dei due fattori DQ2 e DQ8 nel nostro DNA. Nel caso in cui gli esami del sangue diano esito positivo, per gli adulti e per i bambini asintomatici, si procederà con la biopsia della mucosa duodenale con prelievo di un campione di tessuto dell’intestino tenue per verificare il livello di atrofizzazione dei villi intestinali. Se questi esami daranno esito positivo si avrà una diagnosi certa di celiachia.

Dal 2015 per i bambini in età pediatrica ed adolescenziale che presentano valori degli anticorpi almeno 10 volte superiori al limite consentito, predisposizione genetica positiva, sintomatologia diretta all’assunzione di glutine e problemi di malassorbimento si potrà procedere alla convalida della diagnosi senza il ricorso alla biopsia.

E’ bene tener presente che tutti questi esami, per avere un risultato sicuro, devono essere fatti in un regime alimentare che comprende glutine e non dopo averlo escluso.

Una volta giunti alla diagnosi la vita non cambia a livello di abitudini. Potremo continuare a praticare ogni tipo di sport ed attività alla quale siamo abituati. L’unica modifica sarà quella del regime alimentare che dovrà tassativamente escludere il glutine in ogni sua forma e per tutto il resto della vita, senza mai sgarrare e facendo attenzione alle possibili contaminazioni.

Al momento per la celiachia non esistono vaccini o medicinali e, una volta diagnosticati, non si guarisce più. L’aspetto positivo di tutto ciò è quello di non dover ricorrere a nessun tipo di farmaco per risolvere questa problematica, ma limitarci semplicemente ad una dieta priva di glutine. Questo non significa non poter mangiare più pasta, pane e pizza, come pensano alcuni, perché questi prodotti esistono tranquillamente in commercio e realizzati con farine prive di glutine che per altro non hanno nulla da invidiare a quelle che lo contengono.

 

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