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Reattività al nichel: sintomi, trattamento e prevenzione

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell’organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati.

Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema.

Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione – elaborata successivamente alla diagnosi – che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate.

Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite.

nichel

È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche.

In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Altre indicazioni da non sottovalutare per quanto riguarda la reattività al nichel

Come avrete compreso, molto spesso non è l’alimento in sé per sé a scatenare la sintomatologia correlata alla reattività al nichel, ma viene “aiutato” da altri ingredienti o persino da alcune particolari lavorazioni effettuate all’interno delle industrie alimentari. Per fare un esempio, un seme oleoso potrebbe non provocare problemi a un soggetto sensibile a questo metallo, ma la sua tostatura potrebbe fare la differenza e scatenare l’imminente reazione dell’organismo.

A parte queste indicazioni, è importante chiaramente prestare attenzione agli oggetti che contengono nichel, che dopo il contatto possono scatenare disagi a livello cutaneo. Con una dieta a rotazione ben studiata dal medico e con una maggiore attenzione nei confronti di alcuni cibi e accessori di uso quotidiano, la reattività al nichel può anche non rappresentare un notevole problema per chi ne soffre.

Tra l’altro, nonostante le “regole alimentari”, rimane comunque un’ampia scelta di ingredienti, proprio perché, per intervenire sui processi infiammatori e per prevenirli, è fondamentale agire più intensamente sui cibi che contengono elevate dosi di nichel e non tanto sugli altri.

Oltre alla dieta a rotazione, gli esperti nel settore consigliano di assumere una quantità di vitamina C ad ogni pasto, in modo da limitare i livelli di nichel assorbiti dall’organismo. In più, è utile evitare il fumo di tabacco (che porta il metallo nei polmoni, facendolo entrare più rapidamente nel circolo sanguigno) e prediligere l’assunzione di probiotici e di sostanze antinfiammatorie, disintossicanti e antiossidanti. Seguendo tutti questi accorgimenti, è possibile favorire il benessere, nonché prevenire e trattare la reattività al nichel.

 

Tiziana Colombo

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