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Le diagnosi di celiachia sono in costante aumento, ma nel 2017 cosa significa realmente essere celiaci?

Le diagnosi di celiachia sono in costante aumento, ma nel 2017 cosa significa realmente essere celiaci? Cosa comporta nella vita di tutti i giorni? E come la società si dimostra più o meno attenta alle esigenze del celiaco?

Questa sicuramente è una riflessione che spesso viene fatta sia tra i neo diagnosticati, ma anche da coloro che con la celiachia convivono già da alcuni anni e sicuramente ancor di più da quelli che sono stati diagnosticati venti o trenta anni fa, quando questa malattia per la maggior parte della popolazione era sconosciuta. Definirla tale non è un’esagerazione, si pensi infatti che in tutta Italia nel 1986 i diagnosticati celiaci erano meno di 4000 mentre ad oggi si aggirano attorno ai 180000 e si stima che ce ne siano altri 400000 affetti da questa malattia ma non diagnosticati o non ancora accertati.

Insomma, i numeri quindi ci fanno capire quanto negli ultimi 30 anni si sia diffusa questa problematica ed a questi bisogna aggiungere anche gli affetti da gluten sensitivity e da intolleranza al glutine che, come soluzione ai loro disturbi, devono seguire la stessa dieta di un celiaco.

L’aumento della richiesta, come in ogni settore commerciale, ha portato quindi ad un aumento dell’offerta con la nascita di aziende produttrici di prodotti da forno, dolci e pasta (fresca o secca) priva di questa proteina, ma anche di marchi di alimenti considerati a rischio (quali ad esempio cioccolato, marmellata, affettati, etc) che si sono adeguati a queste nuove richieste ed hanno scelto di apporre sulle confezioni degli stessi la dicitura “senza glutine” o il marchio della spiga barrata a tutela di questa categoria di consumatori.

Inoltre, se fino a qualche anno fa il celiaco per parte dei suoi prodotti era costretto a fare la spesa in farmacia, cosa a mio avviso tristissima, negli ultimi anni la grande distribuzione si è adattata ed in ogni supermercato sono disponibili prodotti privi di glutine. Si sono inoltre diffusi parecchi negozi che trattano alimenti esclusivamente “free”, una sorta di mini market dove trovare di tutto, dal pane alla pasta, dai biscotti agli snack, ma anche caramelle e golosità di diverso tipo, tutte esclusivamente prive di questa proteina.

Anche il settore della ristorazione sta cercando di fare passi avanti per offrire scelte gluten free, anche se in questo campo la situazione è un po’ più delicata in quanto ci sono ancora alcune strutture che affermano di avere alimenti adatti ai celiaci, ma non fanno attenzione alle contaminazioni che sono un argomento delicato per chi soffre di questa patologia. D’altra parte però troviamo anche parecchie strutture veramente serie ed informate in merito all’argomento e capaci di soddisfare anche questo ramo di clientela in tutta sicurezza.

Le mense scolastiche sono invece un altro punto che meriterebbe un discorso a sé in quanto si per legge sono costrette ad offrire menù privi di glutine, ma d’altra parte spesso propongono una scelta davvero limitata escludendo alcuni piatti che invece vengono offerti agli altri bambini, quali ad esempio pizza e lasagne che a quanto pare sono più difficili da reperire in versione gluten-free. Altro problema legato alla scuola è sicuramente quello delle gite scolastiche, se infatti gli istituti sono obbligati ad offrire menù privi di glutine a scuola, nel caso delle uscite non esiste questo obbligo e, fin quando si parla di pranzo al sacco il problema non sussiste, ma quando sono previsti pranzi nei ristoranti o soggiorni in hotel vengono spesso ignorate le esigenze dei bambini e degli adolescenti affetti da questa problematica.

Da questa prima analisi si può quindi notare un interesse sempre maggiore verso il soddisfacimento dei bisogni di coloro che per motivi di salute devono escludere il glutine dalla propria dieta. Inoltre, seppur sommaria, la celiachia è conosciuta da un numero sempre maggiore di persone.

Di contro però bisogna anche evidenziare alcune lacune che la società deve colmare. Prima di tutto la convinzione che mangiare “senza” qualcosa abbia una denotazione negativa o renda meno appetibili gli alimenti. Questo atteggiamento di chiusura mentale e pregiudizio purtroppo ancora esiste ed alcune persone fanno fatica a superarlo. Al secondo punto poi ci sarebbe la necessità di una distribuzione equa di strutture ristorative su tutto il territorio italiano, se infatti in alcune aree la scelta è ampia, in altre è pressoché nulla. L’ultimo punto poi riguarda sicuramente la scuola che deve garantire a tutti i bambini parità di trattamento e possibilità. Se un istituto ha proposto una gita di 3 giorni che prevede pernottamento e pranzi in strutture esterne, se vi sono degli alunni con determinati problemi alimentari, deve far sì che anche loro possano partecipare in tutta sicurezza.

Detto ciò i passi avanti negli ultimi 30 anni sono stati fatti, ora bisogna proseguire in questa direzione perché la celiachia, ma anche ogni altra intolleranza, non siano motivo di disagio ed ostacolo, ma situazioni affrontabili in ogni momento e con serenità.

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Tiziana Colombo

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