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Intolleranza al lattosio: cos’è?

Intolleranza al lattosio: cos’è? Risponde la Dott.ssa Caselli

Intolleranza al lattosio: cos’è? Risponde la Dott.ssa Mariateresa Caselli

L’intolleranza al lattosio è una condizione che si verifica in caso di deficienza dell’enzima lattasi che è in grado di scindere e digerire il lattosio, principale zucchero presente nel latte di mucca, di capra, di asina oltre che nel latte materno.

Il lattosio che non viene digerito resta nell’intestino e viene fermentato dalla flora batterica intestinale con conseguente produzione di fastidiosi gas e spesso di comparsa di diarrea. E’ una condizione molto comune in età adulta e non viene considerata una malattia dalla comunità scientifica.

La causa che è alla base dell’intolleranza al lattosio sta nella riduzione progressiva nel tempo di produzione di lattasi. Questa diminuzione inizia in genere all’età di 2 anni o più tardi, ma i sintomi si manifestano nell’adolescenza o nell’età adulta.

Intolleranza al lattosio primaria o secondaria?

Si riconosce una componente famigliare e quindi una predisposizione su base ereditaria ed in questo caso l’intolleranza al lattosio viene detta primaria o congenita.

Si parla invece di intolleranza al lattosio secondaria quando si manifesta in seguito alla presenza di disturbi intestinali di altro genere, contemporaneamente ad infezioni intestinali da rotavirus o giardia, in questo caso l’intolleranza può essere transitoria e può regredire in 3-4 mesi.

Molto rara è invece l’intolleranza al lattosio congenita che si manifesta fin dalla nascita per la mancanza dell’enzima lattasi su base genetica; in questo caso il neonato non può assumere latte materno.

E’ poi molto importante è distinguere l’intolleranza al lattosio con l’allergia alle proteine del latte vaccino, condizione frequente nei primi mesi di vita del bambino con manifestazione di disturbi molto simili tra loro.

I disturbi dovuti all’intolleranza al lattosio possono comparire da 30 minuti a 2 ore dopo l’assunzione e comportano : diarrea – gonfiore addominale – flatulenza e meteorismo – nausea.

L’entità dei disturbi dipende dalla quantità di lattosio assunta e dalla tollerabilità individuale.

I sintomi dell’intolleranza al lattosio sono molto simili ad altre patologie correlabili come la sindrome del colon irritabile, la celiachia, le malattie infiammatorie intestinali.

Quali sono i migliori test per diagnosticare l’intolleranza al lattosio?

Per procedere ad una diagnosi differenziale si può eseguire il breath test all’idrogeno.

Si tratta di un test non invasivo e piuttosto specifico in quanto si può rilevare nel respiro esalato una quota di idrogeno superiore rispetto a quella riscontrata prima della somministrazione di lattosio, che serve come termine di paragone.

Altre alternative diagnostiche sono rappresentate dalla biopsia duodenale alquanto invasiva e da tests genetici su saliva, non invasivi che permettono soprattutto di metter in luce le forme congenite/o primarie. Anche la valutazione dell’acidità nelle feci può esser utile soprattutto nei neonati.

Esiste una cura per l’intolleranza al lattosio?

La cura più semplice consiste nella riduzione od eliminazione del latte animale e suoi derivati. Essendo il lattosio presente in molti preparati alimentari la totale eliminazione non è facilmente attuabile.

Di conseguenza si suggerisce di leggere accuratamente le etichette dei prodotti alimentari per escludere la presenza di lattosio. Se questo vi risulta difficile potete fare affidamento su marchi come Granarolo che offrono linee di prodotti dedicate agli intolleranti al lattosio, facilitando per il consumatore l’individuazione dei prodotti evitando così il rischio di sbagliare.

In alternativa, in commercio esistono preparati a base di galattosidasi che vanno assunti assieme all’alimento contenente lattosio per prevenire la comparsa di sintomi.

Maria Teresa Caselli

Maria Teresa Caselli

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